Persone

"Vorrei vedere tutte le facce del pianeta: non sono mai contento, vorrei confrontare il viso che mi soddisfa con altri ancora, con tutti i visi possibili!".

Secondo chi lo conosceva Fellini aveva la capacità di impadronirsi di tutto, a cominciare dagli esseri umani.

Gli attori non li perdeva di vista un attimo: li suggeriva, li condizionava.

"Non bisogna informarli troppo...mai rivelare quel che hai in mente: anzi occorre imbrogliarli un po'. Sfruttarli! L'attore vede tutto dal suo esclusivo punto di vista, non riesce ad avere una visione totale del film. Non ce l'ho io: figurati loro!...Del resto quel che conta, in un attore, è la faccia, gli occhi, l'impressione. E non si può fingere: sullo schermo viene fuori ciò che sei. E' una macchina della verità. Perciò la scelta della faccia è essenziale. Per me l'attore ideale è Mastroianni. Non vuole spiegazioni, fa quel che gli dici di fare, e tra una ripresa e l'altra si addormenta".

Qualcuno lo accusava di strumentalizzare gli attori ma generalmente tutti facevano a gara per avere una parte in un suo film. Era sempre seguito da una folla di attori e generici che si trascinava lungo i viali di Cinecittà supplicando: "una comparsata qualunque , sia buono dottò, me faccia fa un sorriso!".

Fellini pretendeva di avere un controllo totale anche nei rapporti privati: voleva continuamente sapere, intervenire; era capace di assorbire completamente la persona che aveva davanti: "quando irrompe nella tua vita un personaggio come Fellini, tutto è sovvertito, scombussolato, niente più ritmi consueti, niente amici e amiche, interrotti i lavori avviati. Federico non ti molla mai; e non puoi far altro che abbandonarti come su un otto volante, spaventato e affascinato" (Bernardino Zapponi da Il mio Fellini, Marsilio editori, Venezia 1995).

Sapeva sedurre con i suoi racconti, veri o falsi che fossero. Era un noto bugiardo che inventava continuamente nuove storie o si appropriava di quelle vissute da altri: sempre con la volontà di imbrogliare le carte, di giocare, di inventarsi un'altra realtà; che è poi quello che ha cercato di fare nei suoi film.

Aveva una fama di doppiezza e nell'ambiente cinematografico c'è chi diceva che era un tipo di cui non ci si poteva fidare, uno che raccontava un sacco di balle. I suoi rapporti con le persone erano spesso turbolenti, ma era anche impossibile non rimanere affascinati dalla sua vitalità, dalla sua forza di coinvolgimento.

Con le persone con cui ha lavorato ha sempre instaurato rapporti di amicizia, di intimità e non è un caso che si sia quasi sempre avvalso degli stessi collaboratori: l'assistente Liliana Betti, la segretaria di edizione Norma Giacchero, Danilo Donati ai costumi, Nino Rota per la musica, Ruggero Mastroianni al montaggio, Giuseppe Rotunno come operatore e gli sceneggiatori Zapponi, Pinelli, Flaiano, solo per citarne qualcuno."Una troupe che farebbe invidia ai più grandi circhi del mondo - così la definiva Fellini- quelle troupe che riescono a far spettacolo montando e smontando le tende. Forse il film è un po' questo: il lavoro fatto con l'abilità e la leggerezza dei giocolieri".

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