Musica

"Sono convinto che se alla fine della nostra esistenza ci fosse concesso di dire qualcosa, se fossimo veramente sinceri, canteremmo una canzonetta!"

"La musica, fin da ragazzino, mi ha creato una dimensione di profonda malinconia. E' qualcosa da cui devo difendermi, a meno che non riguardi il mio lavoro. Se lavoro posso fare di tutto, il lavoro diventa un grande scafandro di protezione da qualunque cosa, altrimenti la musica mi aggredisce. Credo che tutto questo accada perchè la musica ti resistituisce il peso, la miserabiità della tua situazione, con un ricatto continuo: alludere a qualcosa di più perfetto e di più armonioso, da cui tu devi essere escluso."

"Stravinskij sosteneva che non si può dire niente della musica perchè è vicina a Dio. Ma al di là del misticismo che tutti siamo disposti ad attribuirle, la frase di Stravinskij è da condividere. Io guardo i musicisti sempre con una forma di ammirazione, un po' stupefatta, perché assomigliano a degli astronauti, ai palombari, a gente che si espone a radiazioni pericolose. Tutto questo perchè la musica diventa il veicolo che porta alla stanza segreta di te stesso, alla parte occulta. Ecco perchè considero voi musicisti come degli argonauti, che riescono ad andare là dove la maggior parte della gente rifiuta di andare..."

"Quando con Nino e con Nicola arrivo alla fase musicale. Alla colonna sonora, dato che sono ignorantissimo in fatto di musica, mi porto sempre dietro quattro o cinque motivi che ho sentito da ragazzino, sempre quelli (La marcetta dei gladiatori, laTitina, che devo dire sono stati traumatizzanti). Poi si ripropone sempre il solito mistero: perchè quattro note (una nota seguita da un'altra, una piccola pausa, una terza nota) hanno il potere di strangolarti di emozione, prenderti alla gola. A cosa allude, di cosa parla, perchè la musica ha questa immediatezza che ti fa arrendere!..."

"A proposito di Rota, lui non poteva comporre musica tutto il giorno; il momento vero in cui entrava in contatto con quella parte di sé che abitava nel mondo della musica, dove probabilmente i motivi erano già pronti, era al tramonto, due ore prima del tramonto... Andavo a casa sua verso quell'ora, quando dovevo cominciare a occuparmi della parte musicale del film, lui al piano e io accanto... Lui i miei film non li vedeva, perchè Nino aveva una prerogativa tipica degli angeli e dei neonati: ancora prima che si spegnessero completamente le luci in sala, si addormentava. A volte ho proprio controllato: c'era ancora un riverbero, una luce tenue e Nino aveva già gli occhi chiusi! Poi si svegliava a tratti e diceva per esempio: "Bello quell'albero, dove l'hai trovato?" Magari non c'era nessun albero..."

Brani tratti da un intervista del 1991 con Lucio Dalla, raccolta da Vincenzo Mollica nel libro Parole e disegni, (Einaudi, Torino 2000)

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