Federico Fellini :: Sito Italiano

Luoghi

"A Cinecittà io non ci abito ma ci vivo. Le mie esperienze, i miei viaggi, le amicizie, incominciano e finiscono nei teatri di posa di Cinecittà".

Rimini, Roma e i luoghi dei suoi film.

Rimini è il paese dove è nato, "una provincia sonnolenta, oppressa e protetta insieme dalla Chiesa e dalla dittatura fascista", così la descrive Fellini ne La mia Rimini (Cappelli, Bologna, 1967). Ma è anche il luogo dei ricordi, quelli dell'infanzia, dell'adolescenza: la scuola, le scorribande con gli amici, il porto, il biliardo, l'amico Bagarone, il cinema Fulgor e il Grand-Hotel: "la favola della ricchezza, del lusso, dello sfarzo orientale...le sere d'estate il Grand-Hotel diventava Instambul, Bagdad, Hollywood". E' la Rimini di Amarcord e dei Vitelloni.

Parole

"E' la curiosità che mi fa svegliare la mattina"

"Fare il regista per me non è mai stato un lavoro. Si è trattato piuttosto di proseguire un'esistenza portata a divertirsi come quando da bambino giocavo al teatrino dei burattini, pasticciando coi colori, le forbici, le stoffe, truccandomi...".

"All'inizio un film è un sospetto, un'ipotesi di racconto, ombre di idee, sentimenti sfumati. Eppure in quel primo impalpabile contatto il film sembra essere già tutto sé stesso, completo, vitale, purissimo. La tentazione di lasciarlo così, in questa dimensione immacolata è grandissima".

Persone

"Vorrei vedere tutte le facce del pianeta: non sono mai contento, vorrei confrontare il viso che mi soddisfa con altri ancora, con tutti i visi possibili!".

Secondo chi lo conosceva Fellini aveva la capacità di impadronirsi di tutto, a cominciare dagli esseri umani.

Gli attori non li perdeva di vista un attimo: li suggeriva, li condizionava.

"Non bisogna informarli troppo...mai rivelare quel che hai in mente: anzi occorre imbrogliarli un po'. Sfruttarli! L'attore vede tutto dal suo esclusivo punto di vista, non riesce ad avere una visione totale del film. Non ce l'ho io: figurati loro!...Del resto quel che conta, in un attore, è la faccia, gli occhi, l'impressione. E non si può fingere: sullo schermo viene fuori ciò che sei. E' una macchina della verità. Perciò la scelta della faccia è essenziale. Per me l'attore ideale è Mastroianni. Non vuole spiegazioni, fa quel che gli dici di fare, e tra una ripresa e l'altra si addormenta".

Vita

"Io mi sono inventato quasi tutto: un'infanzia, una personalità, nostalgie, sogni, ricordi: per il piacere di poterli raccontare".

Federico Fellini nasce a Rimini il 20 Gennaio 1920, da una famiglia di origine piccolo-borghese. Già da piccolo dimostra un' attitudine nell'inventare storie e creare personaggi. Il disegno è un altro modo per dare forma alle sue fantasie, alimentate da una curiosità irrefrenabile.

Diventa un avido divoratore di fumetti, quelli del glorioso periodo degli anni Trenta: Happy Holligan, Arcibaldo e Petronilla, Felix the Cat, Bibì e Bibò, pubblicati sul "Corriere dei Piccoli".

Cinema

"Il cinema è un modo divino di raccontare la vita e far concorrenza al Padreterno!"

Fellini appartiene al neorealismo: ha collaborato come sceneggiatore e soggettista a film come Roma città aperta (1945) e Paisà (1946) di Rossellini, che sono considerati i capostipite del cinema neorealista italiano; ma i suoi film si distinguono per uno stile poetico e metafisico che appartiene solo a lui, al suo modo personale di vedere il mondo.

Disegni

"Disegnare per me è un modo per cominciare a intravedere un film, è un filo d'Arianna che mi porta direttamente in teatro"

"Vignettista e caricaturista fin dai tempi di Rimini, Fellini ha sempre usato il disegno sotto l'urgenza di appuntare, su un foglio, le immagini nella sua testa; prima ancora che sulla pellicola. Lui stesso la definiva un'esigenza non finalizzata: è "inconsapevolezza" o "necessità di un appunto" o più semplicemente ancora è "l'abitudine di riempire i fogli da disegno che mi stanno davanti".

Musica

"Sono convinto che se alla fine della nostra esistenza ci fosse concesso di dire qualcosa, se fossimo veramente sinceri, canteremmo una canzonetta!"

"La musica, fin da ragazzino, mi ha creato una dimensione di profonda malinconia. E' qualcosa da cui devo difendermi, a meno che non riguardi il mio lavoro. Se lavoro posso fare di tutto, il lavoro diventa un grande scafandro di protezione da qualunque cosa, altrimenti la musica mi aggredisce. Credo che tutto questo accada perchè la musica ti resistituisce il peso, la miserabiità della tua situazione, con un ricatto continuo: alludere a qualcosa di più perfetto e di più armonioso, da cui tu devi essere escluso."

Links